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Con tutta la sfiducia, e con anche più fede

Ho ritrovato un appunto del dicembre 2000, l’anno del passaggio all’euro. Le cose che ho appuntato non sono passate di moda, semmai sono peggiorate. Vale sempre il motto del titolo.

Questo non è un bel mondo, ma ci si può vivere, del resto non è dato a nessuna generazione scegliersi il mondo in cui vivere, gli è dato di adattarsi. E probabilmente il mondo non diventerà mai migliore, nel senso che prima o poi si aggiusti. Questo non significa che si debba lasciar campo libero a chi ci sguazza del tutto a proprio agio. Così va preso alla lettera il motto con tutta la sfiducia e con anche più fede. Fede in che? Nei cerini. Resistere e passare il cerino. Con un cerino si può sempre far da cena, o fumarsi una sigaretta, o …. Insegnare a resistere, il resto poi ognuno lo vive come può.

Stamane ho speso 6 euro di vestiti, gonna blu, giacca di malia grigia, cappotto spigato. Due euro a capo ai saldi di Natale di una bancarella di abusivi.

Sono tornata a casa felice,, mi piace comprarmi vestiti. Ho stirato il cappotto e alle 5 sono andata in centro, a portarlo a spasso, con la borsa nuova (10mila lire pre cambio). Mi sono guardata passando nelle vetrine, ho l’aria da signora. Del resto l’aria da signora la si ha di nascita e non per il prezzo del vestito che porti. E anche senza tacchi alti, non li sopporto, ci casco.

Sono scesa dall’autobus mentre tre volanti di carabinieri facevano sgommate in mezzo alla zona pedonale di piazza del Duomo – un signore anziano diceva alla moglie in pelliccia non so che su uno scippo.

Dopo un testacoda ammirato da due ali di folla, unulteriore  milite in borghese coi rayban delle 18,10 nel pomeriggio di dicembre è saltato a bordo per fare 20 metri a sirene spiegate e infilarsi nel budello di via Borgo San Lorenzo; lì la folla del passeggio se li è inghiottiti – quando sono arrivata all’angolo il lampeggiante lampeggiava appena.

Sono infilata in libreria, da Feltrinelli: sgomitate, spinte, struscio di gruppi adolescenti su e giù per i corridoi della fantasy. Mi sono ritrovata ai libri di bricolage, ho imparato ome fare dei fiori con le mollette e il filo da ricamo, poi h raggiunto i romanzi nuovi combattendo con la prima fila attestata alle pile dei best sellers.

Mi è presa la nausea come fossi alla fiera dei bomboloni quando c’è talmente tanto puzzo di fritto che ti fa rigurgitare anche la voglia che avevi di un bombolone e te ne vai a stomaco vuoto. Me ne sono infatti andata.

Fuori era  notte e tra Feltrinelli e la banca a fianco c’era un vortice di genti che si incrociava sbandando: seduti per terra sotto il bancomat c’erano infatti a intralciare il passo dei consumatori di natale due cinesi; due molto giovani cinesi, con in mezzo un fagotto molto grande. Lei era triste e lui parlava a tratti. Dovevano essere il risultato delle sgommate carabinieresche di mezz’ora prima. Via Borgo San Lorenzo è piena fitta di bei negozi sui cui marciapiedi c’è un suk a cielo aperto di africani con le borse di Prada false e di cinesi con radioline-tagliaunghie-camicette. Quando passano le volanti scappano, facendo su i fagotti, e aspettano dietro un angolo che la maretta passi. Alle 6 e mezza di sera prima di capodanno sono stanchi; quella ragazza aveva la faccia di chi sta per piangere, seduta lì sotto il bancomat.

Mi sono diretta in via Tornabuoni, a vedere le vetrine degli stilisti con la Maiuscola e di Cartier. Lì non ci sono i tappetini degli africani, lì ci sono banchi misti di pesce da frittura, adolescenti in giubbottini firmati accattati con i risparmi di mamma ambiziosa, e squali battitori liberi con mogli impellicciate. Giravano branchi di volti, visoni, martore, tutti defunti, un cimitero. L’ho percorsa tutta via Tornabuoni. Fino al miracolo di buio della piazzetta di Santa Trinita dove staziona la malinconia.

All’angolo c’è Ferragamo, scarpe. Una scarpa in vetrina – una. Ma davanti a quella scarpa c’è il vuoto devoto che si deve al santissimo.

All’ingresso una donnetta minuta lanciava baci, al braccio la sportina con il marchio Ferragamo e in attesa di lei tre volanti della polizia targate Roma, come tre tassì. Tre equipaggi di agenti per riportare a casa quella donnetta che s’era comprata le scarpe.

Ho preso l’autobus alla fermata di fronte a Ferragamo, instradata con gli altri dalle potenti spinte di due poliziotti maggiordomi che tenevano sgombro per la donnetta il passaggio tra le loro auto tassiste e l’ingresso del negozio.

Il mio cappotto nuovo da due euro era molto caldo e grazioso; di fronte a me era seduto un ragazzo nero che contava i suoi spiccioli nel borsellino, con noi sopra l’autobus non sgommava verso casa.

Per la nausea di questa girata in centro mi farò un tè, ma per digerire questa merda di mondo il tè non basterà da solo.

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