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Camelie

camelia

disegno di camelia da un erbario settecentesco

Fa freddo e tira vento da nord, ma nel freddo e nel vento si sente che c’è già primavera e “i piedi stessi si agitano nella voglia di andare”.

Seguiti i piedi sono andata a comprare fiori per il balcone – una riga di 8 metri larga uno, non molto vario come spazio, esposto a ovest, col sole solo di pomeriggio, ma d’estate i pomeriggi sono anche troppo lunghi e caldi.

A ottobre ho messo tre tralci di vite americana, per ora sono solo degli stecchini fissati dai fili a una rete di plastica, ma oggi ho visto che hanno qualche gemma di foglie, un paio già a pennacchietto, rosse di freddo ma coraggiose.

Sotto ci sono tre cassette con nove tulipani, tutti usciti di terra a esplorare a metà febbraio – i primi due giorni di tempo nuovo che sembrava quasi caldo e quasi sole – sono fermi lì da un mese, aspettano e io li ho coperti con un telo di tessuto non tessuto, non si sa mai. Fantasmi di tulipano.

Da tre giorni ci sono anche le prime piante da fiore. Una non l’avrei mai comprata: una gardenia che si sa che coltivarle è un’impresa. Ma me l’ha regala un’amica per festeggiare la casa e il balcone per befana e è ancora viva, nonostante fosse una gardenia IKEA forzata in serra, con i bocci pronti a befana … e un vaso microscopico in cui alloggiare. Ho preso il primo giorno di sole a marzo, ho pregato i suoi dei e l’ho trapiantata in un vaso sette misure sopra (le gardenie odiano i trapianti e meno le tocchi più contente sono), l’ho bagnata, vestita del solito lenzuolino di tessuto non tessuto e infilata in una scatola di cartone senza coperchio da cui occhieggia. Non ho idea se sopravvive, in ogni caso lasciata nel vasetto di prima sarebbe morta di certo: gettava via un boccio alla settimana. Naturalmente appena trapiantata è arrivata la neve sulla collina davanti, il vento tutto attorno al terrazzo (ma non dentro: siamo protetti da un muro almeno dal vento) e insomma oggi sono andata a vedere e pareva Amundsen sotto il cappuccio bianco del telo, ma i boccioli sono ancora tutti lì. Speriamo.

Da due giorni accanto alla gardenia troneggia una Camelia Bonomiana

Camellia bonomiana

Camellia japonica Bonomiana

un alberello fitto alto un mezzo metro, pieno di boccioli ancora pelosi, bianchi e tondi come palline. La scheda colturale (l’ho comprata a un vivaio con sconto soci – mi sono associata per lei) ha una magnifica foto di fiore doppio rosa con screziature rosse, e mi racconta che è stata

Camellia japonica Bomiana - il bocciolo-pilota

selezionata nel 1856, una gardenia un po’ più antica dell’unità italiana, una gardenia romantica. E anche lei speriamo che sbocci – il bocciolo

pilota (quello che sta di guardia a aspettare che la primavera sia primavera davvero è già pronto, con la sua puntina rosa di vedetta).

Da oggi ho aggiunto due altre camelie (eh sì, sono streghe: per anni le ignori, troppo letterarie e svenevoli; poi la prima ti piace e la porti a casa chiedendoti chi te lo ha fatto fare, chissà se regge con l’acqua calcarea di Firenze, con il sole d’estate di Firenze … e cominci a far bollire litri d’acqua per levarle il calcare e a secchiare per internet alla ricerca di incoraggiamenti esperti, vagando per forum di fiorofili. E poi non resisti … ne vuoi ancora e comincia la cameliadipendenza … con la paura che ti muoiano, che non sei capace, che sei un’arrogante a pensare che ti fioriranno lì dove le hai messe … Come in amore: vorresti non amare per evitare ansie e patimenti, ma l’anima deserta è ancora peggio – e così i balconi di otto metri vuoti …).

Camellia japonica Triphosa, camelia antica, fiore semidoppio, bianco, piantina spaurita e disordinata ma grata perché tirata via con l’altra dagli scaffali della Coop (sconto soci) dove ilpane di terra era già secco e l’aria mefitica per le camelie.

Camellia japonica Triphosa (dietro il velame si sporge un boccio di Nucci's gem)

Bocci oblunghi, piccini, foglie croccanti e infatti mi se ne è rotta una.E’ una varietà antica, ignoto chi l’abbia selezionata.

E poi la straniera, l’esagerata: Camellia japonica Nucci’s gem, variante americana degli anni ’50, fiore bianco doppio grande, bocci immani, quasi come uova di piccione, foglie grandi, ricorda una miniatura di magnolia e questa mia ha l’aria convinta di chi ne ha viste di peggio, figurati se almeno non ci prova a sopravvivere ora che almeno l’hanno bagnata (“Grazie signora” – prego).

Camellia japonica Nucci's gem

Per scaramanzia ho proclamato che non ne camperà una, che fa troppo freddo e che i bocci cadranno visto che sono quasi pronti ma solo perché sono state in serra e forzate per attrarre i clienti. Con la fantasia mi sono vista seduta nel mio balcone di otto metri per uno, sotto la pergola di vite, con un angolo tripudiante di fiori bianchi e rosa e nove tulipani sbocciati in gloria, mentre le calle (ricordo perenne d’infanzia e di mia nonna) slanceranno al cielo del piano di sopra le loro infiorescenze eleganti e sottili come divinità del giardino, il giardino vero, dove ho giocato fino a 4 anni.

Le calle

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