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Lettera aperta sulla scuola 27 febbraio 2011

Viva l'Italia, l'Italia che resiste

Utilizzo il diritto a esprimere liberamente la mia opinione garantito dalla Costituzione, per dire al presidente del consiglio dei ministri silvio berlusconi che a mio parere non ha sufficiente dignità né autorevolezza né competenza per parlare della scuola. Ha invece sufficientemente forza per cui lo fa e occorre rispondere, nonostante le sue dichiarazioni siano da ascrivere alla strategia della provocazione e del polverone che ama perseguire per distogliere l’attenzione dalle imputazioni che gli pendono sul capo e dal fatto che escogita ogni mezzo per sfuggire ai processi (tra cui uno per concussione, diversi per corruzione e uno per prostituzione minorile).

Occorre rispondere per ira e per disgusto.

La scuola pubblica, caro B., educa, ma educherebbe meglio, oltre a istruire meglio, se avesse fondi per le dotazioni, per il funzionamento normale, per le supplenze, per il turn over, per i progetti, per l’aggiornamento, per no sfruttare il precariato a fronte di cattedre libere, per la carta igienica e quella da fotocopie …

I docenti sono preparati e mediamente perfino incredibilmente motivati al proprio lavoro e lavorano bene, ma lavorerebbero meglio se fossero pagati in modo dignitoso, non dico quanto una delle sue ospiti (dato che lei per riempire le sue festicciole “eleganti” paga le sue ospiti e i loro papponi con regalucci, appartamenti, e quant’altro del valore di 5 anni di mio stipendio per qualche serata), ma almeno tanto da potersi permettere anche di comprare più libri oltre che sopravvivere malamente.

La scuola italiana era fino a pochi anni fa una scuola più che in grado di reggere il confronto con il resto del mondo, ma le riforme dei suoi ministri (Moratti e Gelmini) hanno provveduto a devastare abbastanza profondamente il suo tessuto e la sua organizzazione riducendo gli spazi per la autonomia, riducendo gli orari di lezione, eliminando quelli per il lavoro di programmazione e collegiale in genere, invadendo le prerogative dei docenti con circolari come quella sui libri di testo da adottare per sei anni (perché? mah? Forse perché una delle sue case editrici scolastiche rinnova così meno il catalogo? I suoi conflitti di interesse infatti debordano per ogni dove, anche nell’editoria scolastica). Nonostante questo la scuola pubblica funziona ancora talmente bene da preoccuparla.

Le piazze ultimamente erano piene di ragazze giovani e belle che sanno parlare anche da un palco, che hanno compassione e comprensione ma non giustificano né condividono l’idea di vita che lei propaganda attraverso l’uso di altri corpi femminili di donne giovani e belle ma ben poco attrezzate e disposte alla sudditanza al (suo) denaro. Queste ragazze affermavano allegra dignità, inviolabilità di se stesse e rivendicavano cultura, libertà di lavorare, rispetto e con questo semplicemente le testimoniavano che tutto ciò che lei rappresenta non ha valore per loro, forse anzi le disgusta, di certo appare lo svelamento di un “re nudo” e cadente.

Per questo le serve meno scuola pubblica?

Anche le manifestazioni per il lavoro sono piene di giovani, disoccupati nonostante i loro studi e la loro preparazione; giovani che sanno distinguere tra le sue menzogne e l’analisi della realtà; che sanno riflettere e comprendere oltre gli slogan, che sono la sostanza e non solo la forma della sua “politica”, che vende illusioni tanto che prometta un milione di posti di lavoro, quanto che spacci per riuscita sociale la possibilità di venire a divertire il padrone partecipando alle sue “feste eleganti” piene di donnine e omiciattoli a pagamento (e lei continua a vantarsene e a ripetere gli inviti al “bunga bunga” ai giovani proprio mentre disprezza la scuola pubblica, incurante che nel mondo questi “divertimenti” la fanno definire “pagliaccio” dalla diplomazia e svergognano il Paese che non è suo, ma che purtroppo lei si ostina a rappresentare).

Per questo la scuola la preoccupa, perché ha insegnato a pensare a questi giovani che le si oppongono o le chiedono conto di 15 anni di governo dai risultati infelici? Se sì, ha ragione di preoccuparsi, perché infatti la scuola pubblica italiana insegna a pensare, insegna a distinguere le bugie dalle verità; soprattutto insegna a formare sui fatti e sugli argomenti una opinione invece di gridare e confondere come fa lei e fanno i suoi adepti di partito specie nelle loro comparsate televisive.

La scuola non inculca “a chi” opporsi o “chi” criticare, invece, come lei crede immaginando gli studenti come pezzi di mota che i docenti manipolano; non ha mai sospettato che se si oppongono a lei a partire dalla capacità di pensare criticamente questo mette in crisi lei e i suoi comportamenti, e depone a favore del successo della scuola pubblica italiana? Provi a praticare l’autocritica, a volte serve a migliorarsi e mettersi in discussione dimostra maturità, mentre lamentare complotti e piangersi addosso dando sempre la colpa ai “cattivi altri” è una forma di infantilismo che la sua età e la sua carica rendono intollerabile.

La preoccupa una scuola che nonostante siano compensati con stipendi da fame ha insegnanti che non si vendono e non vendono le proprie opinioni come fanno i giornalisti e gli “intellettuali” (scusi il termine che a lei suona offensivo) che lei ha comprato per riempirne i suoi giornali e le televisioni, che frequenta, nonostante siano sue, solo con monologhi perché non è capace di sostenere una conversazione in cui non le diano solo ragione,  figuriamoci un dibattito?

Lei che non risponde alle domande dei giornalisti ma li insulta e li intimidisce, come potrebbe apprezzare una scuola che insegna a parlare e a difendere con argomenti le proprie idee, a distinguere una idea da una mera opinione e che costringe a frequentare noti comunisti come Demostene o Tacito, Foscolo o Manzoni, Fenoglio o Pratolini?

Purtroppo per lei e per chi come lei scambia il liberalismo dei mercati (alias libera concorrenza in regime di monopolio e si vedano le sue leggi sulla televisione, sulla stampa e i suoi tentativi di addomesticare internet) per liberalismo di pensiero, tutto ciò che sia diverso da un “sì” qualunque cosa il padrone delle ferriere dica è sovversivo. Noi insegnanti siamo infatti “sovversivi” dato che rispondiamo in scienza e coscienza solo alla Costituzione e all’articolo 33, nel quale si afferma e protegge la libertà di insegnare arte e scienza libere,  in nome del diritto allo studio (art. 34); e questo articolo 34 esclude che lo insegnare liberamente significhi usare la cattedra come lei usa le televisioni perché il “diritto allo studio” delimita e definisce l’ambito della nostra libertà di insegnare, escludendone l’arbitrio (se non comprende, chieda a qualche costituzionalista di spiegarle, ma ne scelga uno “comunista” o metterà in imbarazzo quelli al suo libro paga).

Siamo anche politicizzati, noi insegnanti, è vero, ma è non solo perché ogni comportamento pubblico è politico e noi siamo adulti e lavoriamo in un servizio pubblico; ma anche perché conosciamo il valore altissimo della politica, non quella che lei compra e vende in quel mercato delle vacche che è diventato il parlamento (che le assicura una maggioranza falsa e risicata solo grazie alla corruzione ideologica e morale di chi si vende al miglior offerente posti e prebende); noi conosciamo la politica per quello che ne abbiamo studiato (da Platone a Aristotele, da Machiavelli a Montesquieu, da Salvemini a Gramsci, da Moro a Berlinguer; dalla letteratura del Risorgimento a quella della Resistenza, dalla scienza di Galileo a quella di Fermi … e termino un elenco troppo lungo e di cui comunque lei non capisce niente immagino, dato che non distingue nemmeno tra Romolo e “Remolo”). Siamo politicizzati dunque per cultura, ma anche perché siamo non servi della gleba, ma cittadine e cittadini di una Repubblica libera e democratica, votiamo alle elezioni, godiamo di tutti i diritti attivi e passivi (un insegnante ha per obbligo la fedina penale specchiata, a differenza dei politici attuali). Essere politicizzato non è un difetto, è il compito di un membro attivo del proprio Paese, se questo paese è una democrazia partecipativa e non un regno di un sovrano assoluto. L’Italia è una democrazia, si informi.

Non inculchiamo però nulla, noi insegnanti, perché voliamo più alto di dove sa “saltellare” lei: non ci interessano coscienze serve, non ci interessa essere blanditi e omaggiati, ci interessano studenti liberi e pensanti e per far questo (che è poi l’obbiettivo che perfino il suo ministro Gelmini si pone perfino in quella caricatura di riforma che ha prodotto, nonostante che sia un ministro ben strano quello che parla a comando e difende il suo inopportuno non dare le dimissioni anche di fronte una imputazione per prostituzione minorile, eppure Gelmini è ministro di scuole dove gli studenti e le studentesse sono minorenni) – per far questo, dicevo, dobbiamo dare esempio di libertà di pensiero, di onestà intellettuale, di coerenza e garantire agli studenti libertà di pensiero, di espressione e di critica. Secondo Costituzione, la scuola è scuola della Repubblica dove vige l’articolo 3 anche per i piccoli.

Proprio per questo, la Costituzione, coerente nei suoi articoli dall’inizio alla fine, favorisce la scuola pubblica: perché fin da piccoli si è liberi e uguali e si deve uscire dalla famiglia per formarsi anche diversi da quello che la famiglia pretende, esercitandosi a divenire se stessi in un luogo plurimo, protetto, amico come è la scuola.

I figli non sono proprietà delle famiglie, nemmeno la famiglia può plagiare un figlio e farne un clone: si ha diritto di formarsi idee di destra nonostante che il proprio genitore sia di sinistra, si ha diritto a non credere nella religione cattolica o musulmana o buddista anche se la famiglia è cattolica, musulmana, buddista; e dove si può scoprire che il mondo è plurale se non a scuola, nella scuola pubblica della Repubblica e della Costituzione?

I libri su cui si studia sono scritti da persone colte che esprimono le loro idee in scienza coscienza e libertà (ancora la nostra “maledetta” costituzione, democratica e furba! Che dispiacere deve essere per lei sbatterci sempre le corna nella Costituzione e rompersele contro il fatto che lei era stato previsto, anche se in un incubo, dai costituenti – provi a leggere Calamandrei, è istruttivo: parlava di lei con decenni di anticipo, forse perché lei è banale come lo è a volte il male e si faccia spiegare l’espressione che è un pochino ardua oltre che di Hanna Arendt, una filosofa ebrea tedesca … ma di lei veda su Wikipedia se sa cos’è).

I libri su cui si studia li scelgono gli insegnanti perché sono competenti e  non possono essere riscritti tutti e solo secondo le sue volontà, prima di tutto perché sarebbero un po’ poveri per poterci studiare altro che il decorso di un delirio di onnipotenza in peggioramento senile, e poi perché la storia non la si riscrive, è lei che invece fa giustizia della forza e del potere (come dice Pindaro, o Foscolo o un qualunque insegnante di storia). Lei sogna il Grande Fratello, che tutto sorveglia, domina, costringe e falsifica con l’ufficio dell’antilingua e della cronaca eternamente al presente in cui il passato è cancellato e rifatto come un lifting sulla fisionomia dei fatti; ma deve contentarsi del grande fratello televisivo, l’altro glielo impedisce la scuola, che vigila sulla distinzione dei fatti  dalle opinioni, libere ma credibili solo se dimostrate, argomentate e verificabili (che poi sarebbe il metodo scientifico galileiano contro cui molto ha tentato la santa inquisizione, senza successo però perché la storia va per la sua strada nonostante gli interdetti papali e gli arresti domiciliari ai vecchi pur prudenti scienziati).

Non ha molte speranze, signor B., ed è patetico, oltre che pericoloso perché fa marcire il dibattito in questo paese, nel suo intestarsi a ripetere come una macchinetta le stesse trivialità e gli stessi insulti: la scuola pubblica italiana ha accusato i colpi infertile dal suo governo (che compra anche la tolleranza verso le sue immoralità da parte delle gerarchie ecclesiastiche finanziando le scuole cattoliche con quel che toglie alla scuola statale), ma esiste perché deve esistere e perché il futuro richiede scuola e buona scuola libera e plurale, cioè scuola pubblica. Il mondo non si ferma perché lei lo vuole, il futuro non è suo ma dei giovani e delle ragazze che stanno studiando e noi insegnanti le garantiamo che faremo il possibile, come ci è richiesto dal contratto di lavoro, per farli riuscire bene. E’ anche l’unico modo che abbiamo, del resto, per liberarci di quel che lei propala e rappresenta. l’anticultura, la banalizzazione, il non pensiero, e ce la metteremo tutta, anche di più di quello che facciamo di solito ed è tanto, per continuare a contrapporre ai suoi niente idee, valori, senso critico, libertà. La libertà vera, però, quella del pensiero e della passione, quella dei desideri e delle speranze oneste che cambiano il mondo rimettendolo in vita ogni mattina con infinita competente pazienza.

Se vuole può definirmi moralista e utopista, non me ne offendo, non sono Ferrara e non riempio di mutande i teatri né le classi. Io mi definisco una che sogna, ma ad occhi aperti, e dei sognatori ad occhi aperti si deve temere (come scrive Lawrence nei Sette pilasti della saggezza) perchè i loro sogni li realizzano sempre. E di lei la storia può fare a meno, ma dei sogni e della scuola pubblica no.

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