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“Fecondazione, nel milleproroghe c’è la schedatura delle donne” – Repubblica.it

“Fecondazione, nel milleproroghe c’è la schedatura delle donne” – Repubblica.it.

 

Nel decreto Milleproroghe c’è di tutto, come nelle caramelle “millegusti più uno” di Harry Potter (che comprendono anche il gusto di caccola) e l’indefinitezza della formulazione che Marino denuncia (leggete l’articolo al link qui sopra) è uno strumento di abuso che era già stato denunciato dalla discussione sulle leggi del XVIII secolo (Beccaria, Verri, Manzoni e tanti tanti altri).

Ma il motivo per cui posto l’articolo non è questo, è nel come comincia l’articolo:

“La schedatura di massa delle donne che si sottopongono alla fecondazione assistita. Ecco quello che vuol fare questo governo che invece parla tanto di privacy quanto si tratta del premier Berlusconi”. Il senatore del Pd Ignazio Marino, medico chirurgo, denuncia senza mezzi termini quello che ritiene un episodio scandaloso: “Hanno usato il decreto milleproproghe per inserire di soppiatto nuove norme sulla fecondazione assistita, approvate dalla commissione bilancio certo non la più competente in materia”.

La frase del dott. Marino, che nasce da una assoluta buona fede e da un partecipato impegno nella difesa della privacy, è anche un buon modo per osservare come le “donne” siano anche qui “corpi di cui si parla buoni a tutti i polpettoni. Molte donne saranno oggi in piazza per testimonare di tutto – a seconda di chi parla per loro: contrarietà a Berlusconi, sdegno per l’abuso mediatico della loro sessualità, valori diversi da quelli di altre donne che avrebbero come valori l’esercizio della prostituzione e la scalata al successo che oggi significa avere una partecipazione a qualche trasmissione televisiva che umilia “la donna” e qualche migliaia di euro in compenso-regalo per le prestazioni … etc etc etc.

Nel linguaggio politico e nella cultura del dott. Marino e di tanti (tutti?) altri uomini la “privacy” di chi si rivolge a un ospedale e vede comunicato al ministero il corso dei suoi cicli ormonali, delle mestruazioni, della risposta alle cure o meno etc etc etc, PUO’ essere contrapposta a quella del presidente del consiglio dei ministri attuale, senza nemmeno precisare che il motivo per cui i suoi comportamenti sono finiti in inchieste giudiziarie non è che fossero o non fossero privati, è che sembrano essere delinquenti – è accusato di reati precisi (la certezza delle leggi e Beccaria sono rispettati dagli inquirenti): concussione e prostituzione minorile.

Cosa c’entra la privacy? Niente, se non come risorsa retorica: le privacy violata dal Ministero a danno di donne che si rivolgono agli ospedali per avere dei figli con la fecondazione assistita (una loro libera e complessa e rischiosa scelta) serve a rinfacciare “incoerenza” a chi difende Berlusconi in nome della privacy (difesa che non sta in piedi se non sui giornali e nella farsa politica dove gli attori recitano un soggetto ben rodato come nella commedia dell’arte e sono personaggi funzionali gli uni agli altri, contrapposti soltanto per ruolo ma intercambiabili al governo senza che l’eventuale alternanza debba prevedere un chiaro progetto politico di diversa politica per il paese). Lo stesso identico impulso che ha fatto sì che i giornali di Berlusconi “rinfacciassero” incoerenza a Ilda Boccassini riesumando (con altro reato) fascicoli secretati su un procedimento a suo carico finito nella assoluzione per aver baciato il fidanzato negli anni ’80 per strada.

Quando due modi di agire si somigliano nella loro struttura, vanno osservati indipendentemente dal motivo (la prophasis – la scusa – avrebbe detto Tucidide) per cui sembrano essere agiti, per vedere se rivelano qualcosa della struttura profonda di un elemento culturale, di un modello.

Il modello che si può senza troppi dubbi individuare in questo uso di storie di donne per parlare di lotte tra uomini, è segnato da un punto di vista sulle cose rigidamente maschile: qualsiasi cosa riguardi una donna (o molte donne, o come si preferisce categorizzare per astratto “Le Donne/ la donna”) non ha una realtà in sé, è citato, è parlato per parlare d’altro. Nel caso delle donne che ricorrono alla fecondazione assistita e degli articoli del decreto Milleproroghe che le riguardano non si osserva per prima cosa che nel caso specifico vanno posti dei limiti di anonimato ben precisi per la raccolta di dati sull’efficacia delle cure, come immagino ci siano per la raccolta di dati sulle cure dell’infarto o della tubercolosi – di fondo in gioco c’è la loro potenza materna, il loro corpo riproduttivo, le loro scelte di libertà al di là delle limitazioni imposte a queste tecniche non sul piano della sicurezza medica, ma sul piano della “morale ecclesiastica” (regolata da uomini celibi e pretesi asessuati). Per quel che riguarda la storia della Boccassini non interessava che l’accusa fosse di aver eventualmente dato informazioni riservate a un giornalista, suo fidanzato, ma il fatto che lo avesse baciato in pubblico (tanto in chi la denunciava, quanto in chi ha sbattuto in prima pagina una “non notizia” con  il titolo “gli amori segreti…” etc.).

Oggi, c’è una manifestazione di donne in tutta Italia. Personalmente ho firmato tutte le proteste disponibili di donne e non per il disgusto verso il comportamento senza onore, senza correttezza, senza senso del dovere e del servizio tenuto da uno dei politici più corruttivi di per sé che questo paese abbia avuto nei suoi cento cinquanta anni di storia; ho discusso e letto e pensato attorno a quello che le donne hanno scritto sulla “vergogna” di vedersi ridotte nell’ immaginariodle potere a corpi-merce e strumenti di piacere del potente in quanto potente, premio aggiunto a mazzette e regalie intervenute in transazioni di affari illegali e talvolta mafiosi. Ho pensato e letto su quello che i giornali esteri scrivono di un paese in cui le donne sono pubblicamente rappresentate in tutte le televisioni, nella pubblicità e nei discorsi della gente comune come belle e puttane e di successo perché puttane, o sfigate e stupide e non di successo (perché lavorano e sono sottopagate rispetto ai maschi) perché di fondo non belle e non puttane.

La manifestazione si è riassunta come “testimonianza della dignità delle donne” – e io non ho nessun motivo di andare a testimoniare la mia dignità in quanto donna, non ho discorsi da fare alle ragazzette che al modello della “pupa col bel culo” non hanno nulla da eccepire, alle loro madri e ai loro padri che le invitano a chiedere di più in denaro dal loro sfruttatore: mi chiedo solo se hanno avuto abbastanza occasioni culturali e abbastanza scuola per darsi strumenti di libera scelta su cosa fare di sé stesse, perché nel caso abbiamo deciso che vogliono adire la carriera di puttana per arrivare a un reddito alto, questo fa parte della loro libertà, come della mia quella di non ritenere che far maneggiare il mio corpo da un corpo maschile che non ho scelto per piacere o amore valesse il denaro che se ne può ricavare sul mercato.

Vorrei andare oggi a manifestare, invece, a una manifestazione di uomini italiani, giovani e vecchi, che scendessero in piazza a testimoniare che la loro dignità non comprende di relazionarsi con le loro sorelle, figlie, moglie, amanti, madri, colleghe di lavoro come con dei culi e delle fiche, perché è la loro dignità non quella delle donne a essere massacrata dai modelli culturali in cui si definisce questa considerazione di oggetto delle donne con cui hanno relazione.

Forse andrò alla manifestazione, ma ci andrò pensando che è disperante come dopo un secolo almeno di discussioni e di lotte, e dopo un decennio di silenzio per alienità (subita nel mio caso, scelta da parte di altre) rispetto a tutta la politica, si torni in piazza non per il diritto al tempo, al lavoro, alla piena espressione di sé, ma per rivendicare il diritto a essere considerate persone “nonostante” l’essere donne.

 

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