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colpevole? Mavvvvvvvvia

dopo le feste di ieri del Pdl per lo scampato pericolo di essere condannati con dell’Utri per i fatti successivi al ’92 (cioè per il lancio di Forza Italia in contemporanea con la campagna di stragi della mafia), e dopo lo show televisivo in perfetto stile Il Padrino del senatore (a cui il Partito Democratico tramite la senatrice Finocchiaro ha contrapposto solo l’osservazione rispettosa che Mangano non è un vero eroe – forse, senza offesa e nel pieno rispetto della libertà di opinione, sia mai et absit iniuria), oggi i giornali titolano che comunque Dell’Utri è colpevole se la magistratura gli ha confermato in appello sette anni di prigione.

Che un senatore abbia nel suo curricolo anni di concorso esterno in mafia prima del ’92 e che dal ’92 non si possa provare che la sua attività politica risente del passato è una conferma della capacità di riabilitazione che a tutti è riconosciuta dalla nostra altissima civiltà giuridica.

Piacerebbe però conoscere per quali vie di pentimento e presa di coscienza egli sia giunto a tale conversione, come l’Innominato che “per un atto di misericordia” ha avuto perdonato (condonato però no, se ci fossero stati tribunali all’epoca) il suo passato.

Nel nostro caso più che di conversione, perdono, condono, si teme che tutto sarà prescritto se la Cassazione non si sbriga a fare il terzo grado di processo e a dire in nome del e al popolo italiano se il suo senatore dell’Utri ha avuto un processo giusto nella forma (nella sostanza la cassazione non ha voce in capitolo e fa testo la sentenza di appello: sette anni di prigione).

Il ministro Gelmini è stata tra i primi a congratularsi per lo scampato pericolo e per i sette anni soli di condanna, è una donna del fare e fa presto in tutto, come sa il TAR del Lazio a cui tocca bloccare il prossimo anno scolastico per aver la Gelmini varato una riforma che tale non è con un po’ troppa fretta e senza le leggi necessarie. Ipsa dixit non è bastato e questo testimonia che con questa costituzione (come dice il padrone delle ferriere) è un inferno lavorare.

Il presto è nemico del bene, e la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Ma la cecità, come predicava Saramago, è un male diffuso nella società dell’immagine.

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