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La scuola chiude la protesta continua – di Marina Boscaino da Il Fatto Quotidiano

La scuola chiude, la protesta continua | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

21 giugno 2010
Le lezioni sono terminate, ma non le iniziative contro la “riforma”: 20 mila scrutini ritardati dallo sciopero indetto dai Cobas, 100 mila in piazza del Popolo sabato con la Cgil

Meno 8 mld alla scuola entro il 2011, meno 140 mila posti di lavoro tra docenti e Ata: è la Finanziaria 2008. Non paghi, in un successivo, improvvisato round, i nostri governanti hanno reso ancora più incerto il confine tra la necessità di riordinare i conti pubblici e la volontà di colpire una categoria di lavoratori e, con loro, un’istituzione del Welfare e il progetto che essa configura. Il blocco degli scatti di anzianità previsto dalla nuova manovra porterà ad una perdita sullo stipendio di 1.000 euro l’anno per un Ata, dai 2 mila ai 3 mila per un insegnante. Ci sono poi il mancato rinnovo del contratto e le conseguenze dei tagli sul trattamento pensionistico. Qualcosa non torna (o tutto torna): nel caldeggiare l’amena proposta di posticipare l’apertura delle scuole, Gelmini ci ha informati (come se non lo sapessimo) che i docenti da noi lavorano più che negli altri Paesi dove (dato Eurostat) le retribuzioni sono più alte. Si è trattato di un vero e proprio coup de théâtre: l’epica del fannullonismo (celebrata con Brunetta per giustificare i tagli) usava argomentazioni opposte.

La nostra spesa pubblica per l’istruzione è scesa dal 10,3% del totale del ‘90 al 9,3% del 2008. In 84 scuole del Lazio (dati Asal), a fronte di un fabbisogno medio per il 2009 di 90.600 euro, il Miur ne ha erogati 36.800. -25% di finanziamento per pulizia e igiene; -55% in 3 anni per i corsi di recupero. Dai primi dati diffusi dal ministero, i non ammessi alla maturità del 2010 sarebbero circa 28.500, il 6,1% del totale degli studenti del totale, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2009. Nelle classi intermedie le bocciature salgono dal 11,7% al 13,1%: all’insuccesso formativo si risponde con un taglio generalizzato di tempo scuola, materie e diritto allo studio. Il preside di un liceo di Putignano (Ba) ha chiesto, a ciascuna delle 127 famiglie dei maturandi, 145 euro per anticipare i compensi ai commissari, da anni a carico immediato delle scuole, poi rifuse dal ministero, che peròhaintantoaccumulatoundebitoglobaledi1,5mld con gli istituti. Il problema della sostituzione dei docenti assenti è assillante, dal momento che non ci sono soldi per le supplenze; il dato assume particolare drammaticitànellaprimaria,dove sono quotidiane le migrazioni di aula in aula (con violazioni continue dei parametri di gestione sicura degli spazi) e dove gli alunni non svolgono normali attività didattiche anche per molte ore. Su materiale di consumo e attrezzature delle scuola si verifica un sapiente, quotidiano esercizio di bricolage organizzativo. Le norme per la sicurezza negli istituti sembrano rappresentare un paternalistico suggerimento più che un vincolo obbligatorio cui attenersi con rigore e senso di responsabilità. Gelmini esordì dicendo che occorreva tagliare la maggiore fonte di spesa del ministero: il 98% è infatti destinato al personale. Nel frattempo si è data da fare per falcidiare anche altri capitoli di spesa.

La politica di delegittimazione ai danni degli insegnanti si è riflessa in una sostanziale e generale indifferenza dell’opinione pubblica nei confronti della protesta e delle lotte di chi è mobilitato da lungo tempo. Ma, anziché essere fiaccata, la scuola consapevole continua, nonostante la conclusione dell’anno, la propria protesta: 20 mila scrutini ritardati dallo sciopero indetto dai Cobas (con relativa accusa da parte di Gelmini di “complotto contro il governo” perpetrato dai media non allineati e coperti, quelli che si ostinano a riportare i dati del dissenso); 100 mila in piazza del Popolo sabato con la Cgil. Qualcosa sta ulteriormente cambiando: i genitori – vero e proprio incubo del governo – promettono di non arrendersi al taglio di tempo pieno nelle nuove prime. Una scuola di maggiore qualità indubbiamente costa. Del resto disinvestire sulla cultura nei periodi di crisi è una scelta e non un dogma. “L’istruzione e la ricerca sono pilastri per la futura sostenibilità della nostra società”: così Merkel.Lamanovraquadriennaletedescadi80mld,chepunta a ridurre il deficit di quel Paese dal 5 al 3% entro il 2013, salvaguarda 12 mld di investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e istruzione. Non tutta l’Europa è Bel Paese.

da Il Fatto Quotidiano del 20 giugno 2010

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