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Tempi moderni

Dice l’accordo di Pomigliano:  “L’attività lavorativa degli addetti alla produzione e collegati (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario e ferma la durata dell’orario individuale contrattuale, sarà articolata su tre turni giornalieri di 8 ore ciascuno a rotazione, secondo i seguenti orari: primo turno dalle ore 6.00 alle ore 14.00, con la mezz’ora retribuita per la refezione dalle ore 13.30 alle ore 14.00; secondo turno dalle ore 14.00 alle ore 22.00, con la mezz’ora retribuita per la refezione dalle ore 21.30 alle ore 22.00; terzo turno dalle ore 22.00 alle ore 6.00 del giorno successivo, con la mezz’ora retribuita per la refezione dalle ore 5.30 alle ore 6.00.(clicca qui per un altro articolo dal blog “S’ode a destra”)

Perché?

C’è un di più di violenza e prepotenza nel modo con cui si recupera contro il lavoro il terreno perso negli anni di fine Novecento dal capitale. Scusate il linguaggio ottocentesco, ma a me pare che Marx sia ancora utile, come i classici che non hanno ancora finito di dire quel che hanno da dire, per leggere la realtà. Forse anche perché la realtà non è poi tanto cambiata nella struttura, mentre nella sovrastruttura certo sì.

A volte inoltre serve semplificare per capire e per provare a diradare la nebbia di chiacchiere in cui tutte le vacche continuano a essere grigie.

C’è un qualcosa di troppo nel modo con cui si impone a chi lavora non solo l’impoverimento, condizioni di lavoro peggiori, salari più bassi, ma anche e soprattutto l’umiliazione della dignità, sicuri che almeno per adesso il parco di riserva di disoccupazione garantisce di trovare chi è disposto a accettare condizioni cattive e pessime a cui vendere il proprio tempo di vita, le proprie energie – a lavorare cioè. La globalizzazione ha reso il lavoro e il sindacato impotente perché esso è rimasto legato alle leggi nazionali, mentre il capitale si muove senza ostacoli nel mondo intero. Che l’internazionalismo fosse una necessità era un’idea già ottocentesca nelle lotte per liberare il lavoro e fare uguaglianza. Che sia da ripensare?

Nella fabbrica di Pomigliano si gioca una partita che ha a che vedere con la dignità del lavoro, non con l’economia e basta. La fabbrica che ha preso dallo stato italiano più soldi di tutte, la fabbrica che ha segnato la vita politica e sociale di questo paese più di tutte, impone otto ore di lavoro continuato, senza pausa pranzo. Si fa profitto sopprimendo la pausa pranzo? Forse sì, ma questo ricorda Tempi moderni in cui Charlot era nutrito da una macchina a cui era incatenato, una scena raccapricciante di tortura dell’operaio. E’ lo stesso quando Marchionne dice che il sindacato ha proclamato lo sciopero di allo stabilimento di Terni e gli operai lo hanno fatto per vedere la partita. Quella partita quanto è costat a famiglie che campano di lavoro operaio? Gli scioperi si pagano e farne uno oggi significa fare i conti con una decuratazione a salari già poveri.

Su questo blog parliamo di scuola prevalentemente, ma anche nel lavoro pubblico non conta solo tagliare le spese, conta umiliare i dipendenti, far sentire loro quanto pesa e sa di sale lo stipendio: la campagna di diffamazione del lavoro pubblico di Brunetta (“fannulloni”) è culminata nel decreto 150 in cui la minaccia di sanzioni disciplinari è sbandierata continuamente, mentre le promesse di incentivare “i migliori” sono lettera morta per mancanza di finanziamenti agli incentivi (anche a voler accettare che sia questo – e io non lo credo – il modo di parlare di lavoro).

Se sei un insegnante e ti ammali ti arriva la visita fiscale il primo giorno e Brunetta minaccia i medici di radiazione dall’albo se fanno certificati falsi. Grazie, è ovvio; ma il punto non è questo, è che per come ne parla si deduce che è scontato che i medici di base fanno certificati falsi abitualmente come complici dei fannulloni. Se devi farti delle analisi, magari in conseguenza di malattie croniche, la giornata di assenza per malattia è decurtata di una “multa” di una diecina di euro, come la giornata di malattia. Perché devo pagare comunque una diecina di euro se devo stare a casa perché sono realmente malato? Per dispetto, per umiliazione.

La “deforma gelmini” che mi assegna le classi dove lavorerò diverse ogni anno, che calpesta la mia professionalità, che mi impone di fare questo o quello a lezione (la storia della letteratura al biennio per esempio) senza nemmeno consultarmi, perché lo fa se non per umiliare?

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro significa che siamo cittadini uguali per diritti e dignità in quanto tutti, Marchionne, un operaio, io che insegno …, contribuiamo a mandare avanti la baracca Italia allo stesso modo. Non è un caso che Brunetta volesse cassato il primo dei principi su cui si è costituito questo nostro stato, non è un caso che ora si attacchi l’articolo 41 in cui si definisce il ruolo sociale delle imprese e lo accusi di mettere limiti al capitale, che come unico limite riconosce “il mercato”: oggi dopo un mese di agonia è morto un operaio della Tyssen di Terni, aveva 29 anni. Questa acciaieria è una macelleria e quello che si vuole eliminare sono le leggi sulla sicurezza, i controlli che già ora che ci sono non bastano.

Il plusvalore ricavato dalla vita dei lavoratori è possibile solo se essi interiorizzano la loro inferiorità. E’ il motivo che secondo gli storici ha reso possibile per millenni la schiavitù nel mondo antico: milioni di schiavi che si sono ribellati solo una volta, con Spartaco, perché erano i primi a credere a quello che Aristotele aveva teorizzato: se sei uno schiavo non sei un uomo, altrimenti preferiresti la morte alla schiavitù.

A Pomigliano c’è stata oggi una manifestazione in cui gli impiegati della Fiat, con donne e bambini al seguito, hanno marciato perché la FIOM firmi il contratto. Al referendum, dice Epifani, è probabile che la paura di perdere il lavoro faccia sì che passi il sì all’accordo; Marchionne pretende che firmi la Fiom o lascerà la produzione della Panda in Polonia. Non gli serve la firma della Fiom, il contratto della scuola lo hanno firmato solo i sindacati gialli di UIL e CISL e la Gilda, ma è vigente e imposto a tutti gli altri. Cosa serve a Marchionne? Spezzare il sindacato, far accettare il divieto di sciopero per contratto (lo sciopero è un diritto della persona garantito dalla Costituzione, un contratto dovrebbe essere invalido o nullo se contiene accordi incostituzionali), far accettare che i turni sono senza pausa, che chi comanda in fabbrica è il padrone e che chi ci lavora non conta nulla, subisce.

Il mercato su questo è vero che regola: la vita di un ragazzo di 29 anni non vale niente sul mercato, perché c’è un disoccupato pronto a prenderne il posto alle stesse condizioni di rischio o a condizioni peggiori; la dignità di un operaio o il suo disagio fisico per i turni che gli massacrano la vita non valgono nulla perché il mondo è pieno di operai che possono prenderne il posto in condizioni anche peggiori; la vita di un precario della scuola che viene assunto a settembre, licenziato a natale, riassunto dopo Befana non vale nulla perché non ha alternative, la minestra è questa e le forze per lottare non ci sono, troppi disoccupati.

Nemmeno la vita di gente come Marchionne vale poi molto per il capitale: la misura di tutte le cose è il denaro e in denaro Marchionne guadagna quanto io non saprei come spendere.

Ma sul denaro conviene rileggere i Manoscritti economico filosofici del 1844 di Marx.

Bisogna tornare a pensare.

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