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Le cattedre di lettere (A051) al liceo scientifico – un approfondimento secondo i nuovi quadri orari

Fino a due anni fa al liceo scientifico la cattedra di lettere (italiano, storia, geografia, latino) vedeva un insegnante su due classi: al biennio si aveva una prima e una seconda mentre al triennio una terza e una quarta, una quarta e una quinta, oppure una terza e una quinta. C’erano inoltre ore a disposizione, passate a coprire le supplenze brevi.

C’era continuità didattica, che significava:

Avere il tempo per conoscere la classe e farsi conoscere; avere il tempo per costruire il gruppo classe come un vero gruppo di lavoro (si chiamava cooperazione nell’apprendimento); si aveva il tempo per stabilire relazioni individuali e di gruppo a scopo formativo con gli studenti e di seguire da più vicino il progredire dei ragazzi nel loro stabilire le loro relazioni personali e creative con il sapere. Si poteva inoltre: programmare il lavoro su un arco di due anni con obbiettivi annuali e obbiettivi biennali al biennio; programmare sull’arco del triennio con obbiettivi triennali. Si aveva cioè il tempo e il modo di impostare il metodo di studio dei ragazzi, di variare a seconda della fisionomia della classe i tempi delle diverse unità didattiche di contenuti seguendo quelli dell’apprendimento e senza essere ossessionati dalla “quantità” di nozioni da “fare”.  La valutazione poteva tenere conto delle potenzialità intraviste in uno studente e del suo percorso seguendone la crescita individuale su un arco di tempo significativo, dato  che nella adolescenza la maturazione e l’apprendimento dipendono da una quantità di variabili soggettive e non sottostanno a una standardizzazione fordista misurabile in quantità di nozioni assimilate. E’questione, pare, di neuroni: nella adolescenza non ce ne sono abbastanza per imparare per vie razionali, si deve ricorrere a quelle emotive e ogni nozione appresa costruisce il suo apposito neurone, che a sua volta stimola la crescita degli altri fino a che anche un quattordicenne apparentemente tonto si ritrova a 18 anni a essere un brillante futuro ingegnere aereospaziale pronto per andare all’università.

Ma nell’era della globalizzazione e in un paese dove la classe politica (già povera in neuroni altrimenti avrebbe possibilità di dedicarsi a svolgere lavori onesti e produttivi prestandosi alla politica per tempi brevi e senza doversi  aggrappare al seggio inparlamento a vita per mantenersi) ha una età media oltre i 50 anni e soffre di normale senescenza dei neuroni (sono miliardi ma dopo la crescita fino ai 30 anni circa, i neuroni si consumano, si bruciano – più in fretta se si consumano sostanze, come dice anche la pubblicità progresso contro le droghe – e vengono anche malattie degenerative del cervello); nell’era della globalizzazione i vecchi sistemi millenari per coltivare i neuroni degli studenti facendoli studiare e amare lo studio a scuola non servono più e i politici elaborano altri piani.

Infatti, ora le cattedre vengono fatte secondo modelli demenziali (se misurati alla sostanza del diritto allo studio e al successo scolastico) che però rispondono perfettamente al bisogno di disinvestire risorse dalla scuola. E come dice Gelmini “il 95 per cento del budget della scuola va in stipendi degli insegnanti”.

Il messaggio di Gelmini, che si guarda bene dal precisare la cifra il cui 95% va in stipendi, colpisce l’immaginario perché suggerisce la metafora di insegnanti – cavallette che divorano le risorse della scuola. In realtà questo dato illustra involontariamente ben altro: dati gli stipendi dei docenti italiani che sono a parità di ore di lavoro tra i più bassi dei paesi sviluppati ed in Europa, il fatto che i loro stipendi impegnino il 95% delle risorse per la scuola significa che l’Italia non investe che il 5% di un budget poverissimo nella scuola e con quel 5 % paga (o meglio “non” paga): edifici scolastici, lavoro dei non docenti, apparato amministrativo e dirigenziale degli istituti, risorse strumentali, aggiornamento del personale, dotazioni di laboratori e biblioteche scolastiche, dotazioni di nuove tecnologie, corsi di sostegno, corsi di recupero, ampliamento e miglioramento della offerta formativa degli istituti e via dicendo.Arlecchino si confessa burlando e Gelmini pure.

Dato comunque che la finanziaria vuole operare risparmi senza mettere le mani nelle tasche degli italiani (i dipendenti pubblici e i docenti in particolare non sono notoriamente italiani e quindi le loro tasche si taglieggiano apertamente; gli studenti della scuola pubblica e le loro famglie non sono italiani e li si taglieggia in modo indiretto non spendendo le loro tasse per finanziarla)  e che il budget della scuola pubblica (alla privata si promettono e danno regalie) deve scendere, non ci sono margini nella miseria da ridurre a una miseria maggiore se non tagliando sulla manodopera.

Manodopera, sì: e non pensate più ai docenti come a dei “professori” e quindi dei “professionisti”; pensateli in termini di manodopera generica perché sono ridotti a questo, alla faccia delle loro lauree, dei loro dottorati e master, della loro esperienza maturata sul campo. Ai docenti Gelmini chiede di eseguire in silenzio, non più di programmare, progettare, lavorare nella autonomia: le scuole sono di fatto di nuovo centralizzate perché per saccheggiare devi tenere ben in mano le vittime, e le vittime devono tacere che non si sappia all’esterno su che cosa davvero si saccheggia (sul futuro delle giovani generazioni).

Un buon esempio della deprofessionalizzazione dei docenti che consegue alla manovra di “riordino” (e che verrà ulteriormente approfondita non appena il Disegno di Legge Aprea venisse varato. Leggetelo! Trovate il link al testo nella colonna qui a fianco) sono le nuove cattedre di lettere al liceo scientifico.

Vediamo insieme come possono essere formate e se vi sembra fantascienza sappiate che sto semplicemente trascrivendo i modelli di cattedra forniti ai presidi dal ministero con i piani dell’organico di diritto.

Obbiettivo: 18 ore e riduzione a soprannumerari dei docenti in dismissione, tutti ormai docenti assunti a tempo indeterminato, docenti di ruolo: il precariato è già stato eliminato con una versione di “soluzione finale” che ha portato Max Bruschi (non sapete chi è? Nemmeno noi, ma è stato nella “cabina di regia” della “riformagelmini”) a dichiarare scherzosamente che i docenti precari devono cercarsi un altro lavoro.

Il precariato italiano ha una età media di 40 anni e una quindicina minimo di anni di servizio nella scuola; i giovani appena laureati non entrano nella scuola da decenni nemmeno come supplenti e si cercano subito un altro lavoro (chiedete a chi vi porta la pizza a casa col motorino: di solito è laureato, ha un paio di master e qualche anno di SISS sulle spalle).

Una cattedra di lettere a 18 ore secondo il ministero può essere composta INDIFFERENTEMENTE da:

latino in 6 classi prime (3 orex 6 =18)

storia e geografia in 6 classi prime (3 ore x 6 =18)

Un po’ di storia e geografia e un po’ di latino basta che la somma delle ore faccia 18.

4 ore di italiano inuna classe qualsiasi (meno in IV liceo scientifico dove ancora le ore di italiano sono solo 3) e 2 ore di storia in seconda con 12 ore di latino in classi a piacere (3 ore x 4 classi) totale = (4+ 2+ 12) 18

16 ore di italiano in4 classi qualsiasi (meno in IV liceo scientifico) + 2 ore di storia in seconda.

5 ore di latino in 3 classi seconde + 3 ore di storia o di latino

….. e se volete divertirvi anche voi a variare fate pure. Basta che non vi chiediate cosa succede l’anno dopo alla continuità didattica perché se no non avete compreso lo spirito dei tempi. La possibilità di riavere la stessa classe nell’anno successivo e continuare il lavoro impostato è aleatoria come una vincita al super enalotto.

Se fare scuola era (da millenni e dovunque) saper intrecciare relazioni affettive (non mammistiche o paternalistiche, relazioni di affetti come tra compagni d’avventura) tra docente e studenti della “sua” classe e usare questo per far intrecciare relazioni tra gli studenti e il sapere in modo che lo apprendessero, ora fare scuola è passarsi di mano dei semilavorati su cui intervenire in modo soggettivo (individuale, umano, affettuoso, relazionale) il meno possibile per necessità. Il lavoro del docente non sarà più investire se stesso in un progetto di crescita, formazione e apprendimento legato alla sua libertà professionale e culturale, ma standardizzare al massimo i procedimenti in modo da attenuare per gli studenti i traumi del passaggio casuale di mano in mano. Non una scelta è infatti proseguire o interrompere la relazione con una classe, ma è l’effetto meccanico di una sommatoria di ore il cui risultato deve essere 18. Tanto è vero che gli organici li fa un computer del ministero.

Il risultato (e forse lo scopo) del riordino di Gelmini non è solo operare dei risparmi deprofessionalizzando il lavoro docente e sfruttandolo al massimo come un lavoro a cottimo, è anche quello di uccidere la sostanza dell’articolo 34 della Costituzione: “libere sono la cultura e le arti e libero ne è l’insegnamento”.

Dante scrive nel Paradiso che spera il suo poema sia come una piccola scintilla che asseconda una gran fiamma, intende un incendio di amore per il sapere e per il meglio che gli umani pensano e fanno quando sono umani, creature a somiglianza del creatore; anche la scuola era una piccola scintilla e l’acciarino per farla scaturire lo battevano la pazienza, la creatività, il sapere e il talento dei docenti. Oggi piove sul bagnato.

La sezione sindacale flc-cgil “Alberto Manzi” di Firenze

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2 thoughts on “Le cattedre di lettere (A051) al liceo scientifico – un approfondimento secondo i nuovi quadri orari

  1. Grazie, ottimo. Sono un’inegnante di lettere di liceo scientifico, appunto, e credo che questo sia un documento da far girare!

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