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lacrime e sangue – storie di scuola 2

Un po’ di tempo fa una laureata in lettere che fa un master universitario che comprende il tirocinio a scuola (ora che le SSIS sono morte, i tirocini si rivendono con master a pagamento) e che veniva a sentire le mie lezioni si è messa a piangere perché, mi ha detto, si era resa conto che non avrebbe lavorato mai nel lavoro che le piaceva, insegnare.
Il turn over infatti è bloccato e di precari anche anziani la scuola è piena.
Lei ha 27 anni.
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Un po’ di giorni fa una supplente è scoppiata a piangere in sala insegnanti perché la supplente che lei suppliva, andata in maternità, aveva seguito il “consiglio” di un preside che le aveva “chiesto” di interrompere la maternità e rientrare a scuola un giorno durante le vacanze di Pasqua.
Questo piccolo giorno di rientro nelle vacanze di Pasqua, un rientrino formale, ha determinato “risparmio”: infatti per legge se un insegnante, anche supplente, rientra da una assenza lunga dopo il 30 aprile viene messo a disposizione della scuola (cioè non torna in classe a far lezione dato che non ha senso didattico far cambiare a una classe insegnante nell’ultimo mese di scuola, o far fare a un insegnante che non conosce gli studenti gli scrutini o gli esami), fa le supplenze brevi per esempio, mentre il suo supplente finisce l’anno scolastico assicurando le valutazioni competenti e gli esami. Due stipendi da pagare. L’oculato dirigente scolastico però ha trovato il sistema di risparmiarne uno, e al diavolo le classi e i docenti.

Questa professoressa, “richiesta” dal preside, ha interrotto il congedo di maternità, è rientrata in un giorno di vacanza prima del 30 aprile e quindi si è rimessa in maternità finendo di godere il suo congedo.
La sospensione del congedo però ha fatto sì che formalmente questa insegnante sia rientrata a scuola prima del 30 aprile e che quindi al suo termine e rientro possa essere utilizzata in classe. E’ rientrata ai primi di maggio.
La scuola ha risparmiato di pagare l’ultimo mese di stipendio alla supplente della supplente che con le classi ha lavorato tutto l’anno. Questa è stata licenziata in tronco, e poi riassunta per coprire le “ore di allattamento” (6 ore settimanali di allattamento, una al giorno – 24 ore di lavoro in un mese). Le è stata affidata una quinta dato che studenti e genitori hanno minacciato ricorsi se cambiavano insegnante l’ultimo mese. Gli scrutini e gli esami di stato li farà comunque la professoressa che non conosce gli studenti.
Quella che era in maternità, supplente precaria, ha accettato di rientrare per prendere i soldi degli esami e non essere licenziata al 30 giugno.
Quella che si è messa a piangere, supplente precaria, si è messa a piangere in sala insegnanti per l’umiliazione di essere mandata via dopo un anno di lavoro come una serva ladra.
Tutte e due hanno figli, quella che si è messa a piangere anche un mutuo da pagare.
Età media 35 anni. Prospettive di lavoro zero. Guerra tra poveri per strapparsi un pezzo di pane di mano.
In Italia il 10 per cento di popolazione detiene quasi il 90 per cento della ricchezza.

Io mi ero sempre chiesta che mostri fossero le donne che durante la rivoluzione francese andavano a far la calza sotto le ghigliottine. Adesso comincio a pensare che non fossero mostri, ma solo donne che avevano pianto prima tutte le lacrime.

Manzoni dice che la cosa peggiore che causa l’ingiustizia è la corruzione del senso morale nelle vittime. In una lettera scrive, del resto, che la Rivoluzione francese, ghigliottine comprese, se non l’avessero fatta sarebbe stato bene inventarla. Quando ripesco la lettera la copio sul blog.

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