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Il curricolo di italiano al biennio secondo il Riordino

Al biennio del liceo il curricolo di italiano diffuso dal ministero indica una novità: al biennio si dovrebbe “anticipare” storia della letteratura, “arrivando” fino allo Stilnuovo.

Perché?

Non c’è nessuna spiegazione ( o forse se la sono cantata e suonata sul mitico Forum aperto e rapidamente richiuso e poi riaperto dal ministero per “consultare il personale” – le curiosità su quel forum sono molte ma di questo un’altra volta). O forse c’è: un bisogno di parallelismo dal sapore paranoico nella sua meccanicità con i (di per sé fallimentari) programmi di storia?

In compenso da quelle tre righe con cui si reintroduce la “storiella della letteratura al biennio” emana un odore di naftalina che intenerisce e però anche prende alla gola.

Dopo anni in cui ci si è battuti per fare del biennio (e della scuola media) un luogo in cui si imparava a leggere e a scrivere, a essere creativi e seri, a imparare il mondo mentre si imparava a starci da “più grandini”, ora si ritorna al rassicurante nozionismo delle 4 balle sullo “Stilnuovo”.

Ma perché definire “4 balle” il corso di storia della letteratura dalle origini allo Stilnuovo, car* docente?

Perché al biennio finisce l’obbligo e se uno smette di andare a scuola ha imparato qualche nozione sullo stilnuovo di cui non si sa che fare, nel frattempo ha letto e scritto di meno su altri generi, tipologie, esperienze che gli sarebbero state più vicine. Perché le origini della letteratura in volgari italiani non sono l’infanzia della letteratura, sono uno dei suoi momenti più difficili, raffinati, elitari.

Ma come, car* docente, lei non crede che Dante (stilnovista) sia il MASSIMO a cui si può aspirare nella propria formazione di adolescente di 15 anni?

No. Soprattutto non credo che Dante (stilnovista) o i suoi predecessori dal Ritmo di Sant’Alessio in poi e colleghi (ad esempio Cavalcanti) abbiamo mai previsto un lettore quindicenne normalmente “ignorante” di filosofia, teologia, vita di corte o di comune …

Questa parte di letteratura è quanto di più lontano (appare infatti di solito agli studenti anche più ben disposti  gelida, formalistica, piatta per mancanza di un qualunque sfondo culturale coerente e ficcante su cui stagliarla) anche al triennio, tanto che – quando ancora ai docenti si permetteva di fare programmazione collegiale – non era raro che la si posponesse nel tempo, impiantando piuttosto un curricolo per generi che per piatta cronologia (che si per sé forse è cronaca, ma difficilmente storia).

Vero è che quel che vien prima dovrebbe essere la premessa di quel che vien dopo, ma la letteratura non è storia di testi ma di lettori e letture e come spiega bene Borges, l’usignolo di Keats spesso è più antico di quello di Omero.

Al biennio prima del Riordino, al biennio normale e disordinato,  si legge poesia (anche difficile, i ragazzi non sono stupidi, sono solo giovani), si leggono storie, racconti, romanzi, e ci si misura con la letteratura ma alla pari e cioè a partire dalla propria esperienza sentimentale e culturale, o si perde per sempre il senso che la letteratura non è la somma delle nozioni di contorno (“visse., scrisse, morì”), ma una via per elaborare se stessi come persone in relazione al mondo.

Che cosa possono misurare di sé dei quindicenni attraverso lo stilnuovo, e quel che lo precede, se non lontananza e frustrazione e la riconferma del pregiudizio che quel che si studia a scuola è tutta roba che non occorre capire, ma solo imparare a memoria?

Al biennio disordinato e saggio si leggono anche i giornali, per imparare il mondo. Ma siccome si dovrà passare le mattine a fare la parafrasi di A cor gentil rempaira sempre amore, i giornali si lasceranno stare. E il mondo si disimparerà, la scuola sarà sempre più fuori da quel che fa il mondo, i sonni dei futuri governanti saranno più sereni e forse nello speciale aldilà dei professori e dei maestri si rigireranno inquieti Dante (quello del Convivio), Ser Brunetto (se da lui davvero si imparava come l’uom si eterna), Bruno Ciari, Alberto Manzi, Quintiliano (maxima debetur pueris reverentia), Lorenzo Milani, Gianni Rodari …

E al triennio, per chi ci andrà, l’occasione di leggere davvero con testa e cuore anche Donna me prega se fosse il caso, sarà perduta.

L’importante è che la scuola disgusti dal sapere, che uccida la fantasia, che collabori a truccare le carte e impedisca lo sviluppo di una consapevolezza di sé e del mondo (coscienza critica in parolacce antiche)? Allora …

non ci resta che resistere, resistere, resistere e scrivere bene i POF, la legge sulla Autonomia non è ancora stata abrogata, car* docenti di lettere!

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